Cambio di rotta per l’Ict: nuove esigenze, nuove figure professionali


Linea EDP – 3 ottobre 2014

 

Big data, analytics, cloud e mobility aprono nuovi scenari per le aziende. Caterina Tortorella e Roberta Rachello di Value Search fotografano il presente e anticipano il futuro dell’Ict
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Il panorama dell’Ict è in continua evoluzione e nuovi trend quali big data, analytics, cloud e mobility si stanno sempre più consolidando all’interno delle aziende. Questi nuovi sviluppi nel mondo della tecnologia aprono interessanti scenari, con nuove figure professionali che si stanno affermando nel contesto dell’Information and Communication Technology.

Per approfondire il tema, abbiamo fotografato il presente e anticipato il futuro con Caterina Tortorella e Roberta Rachello di  Value Search – società italiana di executive search focalizzata su diversi settori, tra cui in modo specifico l’Ict.

Un radicale cambiamento è in atto nel mondo dell’Ict. In conseguenza di ciò, come stanno evolvendo le richieste delle aziende riguardo le figure professionali ricercate?

“In ambito tecnologico-digitale le richieste sono aumentate e aumenteranno in maniera esponenziale. In particolare riguardano nuove figure capaci di sfruttare tecnologie innovative per portare nuovi servizi, incrementando i risultati di business”.

Nello specifico, quali figure cercano?

“Le aziende ricercano varie tipologie di figure manageriali: da quelle specializzate nelle architetture digitali a quelle legate al tema dei big data; quindi figure con competenze tecniche e contemporaneamente di business in grado di sfruttare grandi quantità di dati presenti all’interno dell’azienda – derivanti ad esempio dai social -, per fare analisi dei clienti, prevenire frodi, fare proposizioni commerciali più mirate e con maggiori possibilità di successo”.

A fronte di queste nuove esigenze, come cambia il ruolo del Cio?

“Per un Cio oggigiorno è fondamentale parlare la lingua del business, digitalizzare, introdurre delle logiche di governance all’interno della funzione Ict. Questi sono i tre concetti chiave, le tre parole d’ordine che stanno cambiando e cambieranno in modo sempre più rilevante il ruolo del Chief Information Officer.

Nello specifico, parlare la lingua del business vuol dire supportare il business stesso nella digitalizzazione di prodotti, servizi e

processi. Soprattutto pensando al mercato italiano, a nostro avviso non ci può essere innovazione di business e competitività su scala internazionale a prescindere da una seria innovazione tecnologica che passi da questi processi di digitalizzazione.

Non solo. Il Cio deve sempre più essere un “direttore d’orchestra” all’interno della propria funzione, cogliendo le opportunità offerte dalla tecnologia in questa logica supportiva di business. In sostanza, cambia il paradigma. Il Cio diventa sempre più un uomo di visione strategica: come in passato, si trova ad avere un importante obiettivo di riduzione ed efficientamento dei costi dell’It, a questo deve però mettere in parallelo un sempre maggior livello di servizio da erogare nei confronti dell’azienda e dei clienti, dando sempre più importanza al tema dell’innovazione”.

Per quanto riguarda ad esempio il Cloud, e tematiche riguardo la privacy che comporta, un Cio è oggi costretto a maturare anche competenze legali e normative?

“Pensando al tema della protezione dei dati, alla privacy, è dimostrato che il cloud abbia impatti legali per quanto ne riguarda l’adozione. Da qui, ancora una volta, serve parlare il linguaggio del business e avere la sensibilità di agire a seconda del settore nel quale la propria azienda opera, cogliendo le diverse implicazioni riguardo la protezione dei dati.

Di conseguenza operare in modo assolutamente coerente ad esempio col proprio legal interno è fondamentale per poter eventualmente introdurre logiche cloud”.

Con le nuove tecnologie, la modernizzazione della protezione dei dati diventa un fattore critico per rispondere alle esigenze del data center odierno. In questo ambito, a voi risulta un’evoluzione per quanto riguarda le competenze ricercate dalle aziende?

“La security rappresenta un aspetto fondamentale all’interno di ogni organizzazione. Basti pensare al drastico aumento di attacchi cibernetici a cui stiamo assistendo. Il maggiore accesso alla rete e l’accesso ai dati in mobilità rende più vulnerabile l’azienda. Di conseguenza vi è un’evoluzione dei profili ricercati in quest’ambito, ai quali è richiesto di padroneggiare sì gli aspetti tecnologici della cybersecurity, ma con una visione anche organizzativa. Questo vale soprattutto per figure addette alla sicurezza all’interno di aziende utilizzatrici, end-user, che hanno il compito di impostare policy, procedure collegate alla security anche in ambito business-continuity e risk-mitigation. Stesso discorso vale per i system-integrator, che ricercano profili più ‘rotondi’, a differenza dei vendor, dove le competenze richieste sono maggiormente verticali”.

Le nuove figure professionali sono facilmente reperibili sul mercato del lavoro?

“Diciamo che le figure ricercate dalle aziende non mancano, ma la domanda di profili con determinate competenze tecniche ed esperienze a tutto tondo è decisamente superiore all’offerta.

Questo è dovuto alla velocità con la quale sono cambiate le esigenze negli ultimi tempi, e, per le figure professionali più giovani, questo si è sommato al ritardo accumulato dal mondo accademico”.

Infine, un appello: “Come società di executive search, suggeriamo ai giovani manager dell’Ict di cogliere questi nuovi trend e indirizzare, laddove sia possibile, il proprio percorso verso queste aree e soprattutto coniugare una visione tecnologica con competenze di business ed economico-finanziarie. Un’esperienza all’estero potrebbe certamente contribuire ad un’importante crescita professionale; questo perché altri paesi – come Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda, Germania e Israele – sono molto più avanti di noi sotto questo punto di vista, avendo investito molto in centri d’innovazione e nell’adozione delle nuove tecnologie”.

 

Danilo Tarantino