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PROFESSIONI AL FEMMINILE
Le cacciatrici di teste non corrono rischi
di Marco Magrini
Parcelle legate alla performance del manager "cacciato"
Milano. Professione: cacciatrice di teste. Un mestiere che suona un po' sinistro e a dir poco
inadatto per delle gentili signore. Eppure Donatella Andreoli,
Lidia Schneeberg e Giovanna Brambilla
- le tre partner di Value Search, una neonata società milanese che dà la caccia
ai manager per conto di medie e grandi aziende - non sono soltanto convinte del contrario, ma rivendicano addirittura
una supremazia femminile nel loro business. Un business che è cambiato profondamente negli ultimi cinque anni, dalle
follie dell'era delle dot.com alla conseguente fase di riflessione. "Oggi non si caccia più solo la 'testa' di un manager
- assicura Schneeberg - ma occorre conquistare anche il suo cuore e, in qualche
modo, anche il corpo".
"Fino a qualche tempo fa - spiega - l'unica priorità era la carriera: per definizione, il manager doveva mettere il
lavoro davanti a tutto". Oggi non è più così. Soprattutto i candidati fra i 30 e 40 anni, rifiutano spesso incarichi
interessanti solo per non allontanarsi troppo da casa o per non creare problemi alla famiglia. "Il lavoro è diventato
più impegnativo - commenta Andreoli -
tutto va più veloce e lo stress aumenta. Ci sono parecchi manager che sono stati costretti ad abbandonare l'incarico:
e non si tratta di casi poi così isolati".
In questo scenario, le tre cacciatrici di teste - che prima di unirsi lavoravano per una multinazionale del settore,
la Tmp - si sono poste una domanda: perché non condividere il rischio con il cliente? Perché non vincolare una quota
della remunerazione ai successi aziendali del manager 'cacciato'? "Far bene questo lavoro non significa solo cercare
delle competenze - osserva Giovanna Brambilla - ma semmai far incontrare
il talento giusto con l'azienda giusta, anche quanto a strategie, abitudini, cultura". Il che rende tutto più complicato.
Un po' per le intransigenze dei candidati: "Sono in molti - spiega Brambilla
- a rifiutare incarichi nel settore del tabacco, per questioni etiche". Ma anche per le bizzarrie dei datori di lavoro.
"Una volta - racconta Schneeberg - mi sono vista rifiutare un candidato
perché non aveva passato i test grafologici, che il vertice dell'azienda riteneva inoppugnabili".
E' per questo che le parcelle di Value Search vengono emesse in quattro tempi diversi:
alla conferma del progetto, a un mese dalla conferma, alla firma della lettera d'impegno e l'ultima alla fine del periodo
di prova. "Per manager con posizioni di vertice o con obiettivi misurabili - spiega
Andreoli - l'ultima tranche viene legata
ai risultati conseguiti dal nuovo manager: è un modo di partecipare al rischio". "Il che - osserva ancora
Brambilla - ci obbliga ad essere ancor più scrupolose nel lavoro: un
lavoro che, al contrario di quanto si immagini comunemente, non consiste nel consultare un database alla scrivania,
ma nel prendere il tuo bravo aereo, guardare in faccia le persone, parlare con chi li conosce e riuscire a trarne delle
sensazioni. Solo così si può fare un'accurata analisi del rischio". Quel manager saprà delegare? Saprà essere autorevole
senza esagerare? Saprà reggere allo stress? In caso di errore, le tre signore si dicono pronte a ricominciare gratuitamente
tutto daccapo.
Oggi che si è spento il fuoco fatuo delle stock options, brevemente consumato a cavallo fra i due secoli, il mercato
delle executive search si è raffreddato, "ma è finalmente un mercato più ragionevole, dove si lavora assai meglio
di prima", dicono in coro le tre cacciatrici. E, soprattutto, è un mercato che sta diventando - forse in ritardo - sempre
più paneuropeo. "Al momento - commenta Brambilla - l'Italia importa
manager dall'estero solo nei settori della moda e della finanza. Ma noi siamo le prime a spingere per l'internazionalizzazione".
Nel senso opposto - manager italiani assunti da imprese internazionali - c'è ancora troppo spesso lo scoglio dell'inglese,
che non può essere masticato, ma solo parlato fluentemente. "Se un giovane mi chiedesse un consiglio per il futuro -
assicura Lidia Schneeberg - gli direi prima di tutto di imparare perfettamente questa
lingua".
Ci sono solo donne, negli uffici di Value Search. Anche questo è un marchio di fabbrica.
Del resto, pur senza parlare di 'sesto senso', le tre socie in affari rivendicano un'abilità tutta femminile in questo
business e si comportano di conseguenza. Forse basterebbe trovare, per la loro professione, un nome un po' più gentile
e meno evocativo.
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