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Corriere della Sera - Venerdì 29 Maggio 2009 - Pagina 41
EMAIL AZIENDALI - I CACCIATORI DI TESTE: È PIÙ COMODO, MA CONTROPRODUCENTE
Il curriculum? Un candidato su due lo spedisce dall'ufficio
Ebbene sì, inviare il curriculum dall'ufficio è una «normale» consuetudine. E, se ciò non bastasse, si utilizza
pure direttamente la posta elettronica aziendale. I manager non fanno eccezione. Bernard Cantournet (Ray & Berndtson) fuga ogni
dubbio al proposito: «Sulla fascia media - afferma - lo fa tranquillamente un buon 50%». E non si ferma qui: riferisce, anzi,
che ai «piani più alti» ci si spinge anche oltre. «Qualcuno mi ha detto: beh, guardi, sono in viaggio, le faccio mandare il
curriculum dalla mia segretaria», esemplifica eloquentemente. Per chi si chiedesse che effetto faccia il «contatto dall'ufficio»
sul selezionatore, chiariamo subito che nessun head hunter al mondo cestinerebbe mai una candidatura per un simile peccatuccio.
Ma non serve scomodare Lord Brummell per dire che l'approccio non è dei più eleganti.
Giovanna Brambilla (Value Search), infatti,
non va per le sottili: «E' di scarso buon gusto, oltre che spiacevole. E denota superficialità, se non arroganza», commenta.
Chi vuole intendere, intenda. Se, poi, qualcuno si domandasse se sia un comportamento lecito, la risposta è netta: no. «L'uso
di strumenti aziendali per fini personali non è legittimo, salvo che non sia espressamente autorizzato dal datore di lavoro»,
informa l'avvocato Gabriele Fava, esperto giuslavorista dell'Associazione italiana per la direzione del personale Aidp. «Quanto
più lo fai, tanto più aumenta il rischio di essere licenziato», ammonisce Fava. E, di fatto, c'è chi ha perso il lavoro anche
per il semplice vizietto di indugiare sui siti di viaggi. «Un'ora al giorno sottratta all'azienda è un inadempimento contrattuale:
oltre a licenziarti, possono chiederti il pagamento dei danni». Il discorso vale, ovviamente, anche per l'invio di cv dall'azienda.
Cosa può succede a chi eccede? Fava rassicura: «Finora si è arrivati al massimo alla sospensione dal lavoro e dalla retribuzione
per alcuni giorni». Però, di certo, è meglio non perseverare.
Iolanda Barera
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