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Dopo gli attacchi alle donne di Ida Magli (e, prima, di Lawrence Summers),
il mondo della selezione del personale ribatte: meglio le manager in rosa.
Si allarga il fronte dei misogini del lavoro. Ma le cacciatrici di teste insorgono
Signore, arrendetevi! La carriera non vi si addice. E' una questione biologica: le donne non hanno
la "conformazione" per diventare luminari in campo scientifico e informatico o manager ai più alti livelli. Lo ha affermato
qualche tempo fa niente meno che Lawrence H. Summers. Mr Summers, sagittario dal Dna invidiabile (genitori Professor
della Pennsylvania University e due zii Nobel) è stato ministro del tesoro di Clinton, ha scritto innumerevoli saggi,
insegnato negli atenei più prestigiosi d'America e ricoperto il pregiato ruolo di rettore alla blasonata Harvard. Ma
passerà alla storia per alcune stravaganti osservazioni dal sapore sessista pronunciate a una conferenza in una fredda
giornata di gennaio, il cui senso suona più o meno così: la popolazione femminile risulta innegabilmente "inferiore"
a quella maschile in altezza, peso, propensione al crimine, quoziente intellettivo totale, capacità matematiche e abilità
scientifiche. Il cromosoma x non ci rimanga troppo male: l'ex rettore ha collezionato tanti insulti per tali uscite
da finire nel Guinness dei primati. Tuttavia, va detto, che la sua misoginia raccoglie proseliti. L'ultimo (anzi, l'ultima)
insigne "seguace" di Summers è una nostra conterranea: Ida Magli. La famosa antropologa, ex femminista, nota per le
invettive contro comunisti, musulmani e zingari, ora se l'è presa con le donne. Dalle colonne del «Giornale», ha sferrato
un feroce attacco alle docenti, che investe la professionalità dell'intero genere, manager in gonnella incluse: «Le
conseguenze della femminilizzazione della scuola sono gravissime: perdita di prestigio e di autorità sia davanti agli
alunni che come professione». E se non bastasse: «Carenza di profondità metodologica nell'insegnamento della fisica
e della matematica, discipline alle quali le donne (almeno fino ad oggi) risultano poco portate». Sarà vero? Gli esperti
di executive search sbarrano gli occhi. E non si fermano lì. Giovanna Brambilla,
ad di Value Search, inizia: «Non portate per matematica? La mia collega laureata
in matematica con 110 e lode forse avrebbe qualcosa da dire». Claudio Ceper, senior partner di Egon Zehnder, continua:
«Allora Rita Levi Montalcini cos'è? Invece, Emma Marcegaglia, Giorgina Gallo o Patrizia Greco non sono all'altezza?».
Maurizia Villa, managing partner Italia Heidrick & Struggles, rincara: «Quelle brave, mi creda, sono molto più brave
degli uomini». Infine, ancora Ceper pronostica: «Fra 10 anni avremo molte più donne di oggi in posizione di vertice,
avranno scalzato un sacco di uomini e sarà un bene per il Paese». Una cosa è certa, se così fosse, prima o poi qualche
illuminato guru se ne uscirà con un: «E' innegabile che il pomo d'Adamo, la predisposizione alla calvizie, la prostata
e l' incapacità di gestire aziende siano caratteristiche distintive maschili». Se così fosse, forse l' affermazione
gonfierà d'orgoglio alcune signore, e magari riceverà pure l'appoggio di qualche ex maschilista. Ma, di sicuro, rimarrà
perlomeno opinabile.
Iolanda Barera
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