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Economia & Carriere
Uomini e donne, le carriere non si incontrano
di Iolanda Barera
Il confronto, e le differenze, tra il successo al maschile e al femminile
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LOMBARDIA IN ROSA
Mentre i top manager provengono da tutta Italia, le colleghe al vertice si concentrano in Lombardia
LA FAMIGLIA
Nel curriculum vitae delle dirigenti ci sono i figli, spesso assenti da quello dei maschi
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La top manager italiana? E’ competente, determinata, ambiziosa e ha molta voglia di sfondare. Esattamente
quanto il più rampante dei suoi colleghi uomini. Le regole base per emergere oggi sono le stesse, che si parli dell’amministratore
delegato di Eni Paolo Scaroni o della managing partner di Value Team Patrizia Greco, del numero uno di Unicredit Alessandro
Profumo o del nuovo capo della Vigilanza in Bankitalia Anna Maria Tarantola. Ma le distonie tra i due sessi in carriera
rimangono. A cominciare da un “dettaglio” che la dice molto lunga: nel curriculum delle top capeggia (quasi sempre)
il numero di figli, mentre in quello dei top è davvero una rarità. Ed è solo la prima di una lunga serie di differenze
che abbiamo scoperto paragonando i”percorsi” dei 15 uomini al vertice delle società a maggiore capitalizzazione di Piazza
Affari, con quelli delle 15 donne con rilevante ruolo manageriale in aziende o istituzioni finanziarie, scelte tra le
60 professioniste italiane più influenti individuate da un recente sondaggio del Corriere Economia. Ma c’è di più. L’emisfero
femminile ha una preparazione universitaria più eterogenea di quello maschile (dove davvero pochi non sono laureati
in economia o ingegneria), ha puntato su atenei privati più dei top uomini e meno di loro sull’esperienza di lavoro
all’estero.
Il dislivello più marcato tra i due generi, però, è nelle dimensioni gestite. “Crederò alla parità tra i sessi in azienda
il giorno che vedrò una donna a capo di una società come Luxottica o di una grande banca. Oggi ci sono ancora distanze,
lo dicono anche le analisi retributive, non solo in Italia, ma persino in America: le donne di vertice come la Carly
Fiorina di una volta o quelle che gestiscono grandi corporation multinazionali da decine di migliaia di dipendenti guadagnano
meno rispetto a un’equivalente figura maschile”, commenta Claudio Ceper, senior partner di Egon Zehnder.
Una manager dev’essere più brava per arrivare in alto? “In realtà anche per un uomo fare carriera è molto difficile”,
afferma Maurizia Villa, la managing partner Italia di Heidrick & Struggles che figura tra le “60 potenti” individuate
dal Corriere Economia. “Ma una donna, naturalmente, deve farsi delle domande sulle sue aspettative, perché combinare
vita professionale e privata in modo bilanciato richiede grossi sacrifici”.
E c’è anche lo storico scoglio della “dominanza maschile” che ancora esiste, seppur meno rispetto al passato. Non a
caso uno studio di Egon Zehnder sul Diversity management evidenzia che in Italia solo 23 dirigenti su cento sono donne.
Con le conseguenti differenze nella busta paga media tra un sesso e l’altro.
Ma, tornando alla nostra ricerca, un altro dato che colpisce è la diversa mobilità tra i generi. Mentre Fulvio Conti
e company possono vantare fondamentali contatti su più fronti proprio perché hanno “zigzagato” abilmente dall’industria
ai servizi, fino alle telecomunicazioni, Patrizia Micucci e compagne si sono concentrate su un unico settore e, addirittura,
una bella fetta è rimasta “fedele” a una sola società. “Forse perché le aziende disponibili a dare fiducia alle donne,
soprattutto in passato ma ancora in parte oggi, non sono moltissime”, spiega l’amministratore delegato di
Value Search Giovanna Brambilla.
“Quindi quando una professionista ne trova una che investe su di lei, tende a perseguire una carriera interna”.
La sorpresa? Quasi tutte le top che abbiamo preso in considerazione hanno prole. Come dice Maurizia Villa: “Se ci si
sa organizzare bene è tutto compatibile, tanto è vero che le manager americane hanno una media di 3-4 figli”. Certo,
nel nostro Paese le mamme in carriera hanno qualche difficoltà in più da superare, “Secondo un nostro studio su Europa,
Australia e Nuova Zelanda siamo sotto la media per qualità e quantità di infrastrutture e istituti contrattuali che
possono andare dal part time alla nursery aziendale”, sottolinea a questo proposito il managing director di Robert Half
Executive Search Vittorio Villa.
Un dato sicuramente curioso, invece, è “la dislocazione” delle “teste economiche” più importanti d’Italia: mentre i
top manager provengon da tutto lo Stivale, il potere rosa è “concentrato” quasi esclusivamente al Nord e soprattutto
in Lombardia.
Iolanda Barera
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